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Domenica, 30 aprile 2017


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La fabbrica di maraschino "Francesco Drioli"

- Giorgetta Bonfiglio-Dosio e Francesca (Didi) Salghetti Drioli -

La storia di una famiglia è talvolta così avvincente da sembrare un romanzo.

Se poi si tratta di una famiglia di imprenditori la vicenda assume toni talvolta eroici e comunque sempre fortemente rappresentativi di una società.

La vicenda che queste immagini vogliono raccontare per sommi capi inizia a metà del Settecento nella Dalmazia veneta, a Zara.

Giuseppe Salghetti-Drioli(1744-1822)

Francesco Drioli, che può essere considerato il tipico “mercante veneziano”, arrivò nella città dalmata per esercitare i suoi commerci; ma si appassionò a tal punto alla distillazione delle marasche, attività tradizionale della zona, da abbandonare i traffici mercantili e da impiantare a Zara un’impresa di distillazione, destinata a durare fino al 1943.

Francesco si inserì nella vita della città di adozione rapidamente e da protagonista indiscusso e divenne vice-console di Spagna, dello Stato pontificio, del Regno di Napoli e delle Due Sicilie.

Progressivamente, grazie anche a una politica di acquisizioni di altri marchi, in particolare quello di Giuseppe Calceniga, Francesco diede avvio a un’impresa, che nel giro di pochi decenni si conquistò fama mondiale e i mercati internazionali. Il prodotto leader era il maraschino, che arrivò sulle mense dei potenti della terra e divenne il simbolo di Zara. Della città la Fabbrica di maraschino “Francesco Drioli”, gestita in modo continuativo dalla famiglia Salghetti-Drioli, condivise fortune e avversità, glorie e difficoltà per quasi due secoli, fino al 1943, anno in cui Vittorio lasciò definitivamente la Dalmazia e riavviò l’attività avita a Mira. La massiccia mole della fabbrica e dell’abitazione familiare costruite su Bastion Moro erano un simbolo caratterizzante della città e venivano descritte nelle guide che illustri viaggiatori fecero della regione.

Le vicende della famiglia e della fabbrica sono strettamente connesse tra di loro ed emergono con vivace evidenza dai documenti dell’archivio che si è conservato pressoché integralmente e costituisce una fonte preziosa delle vicende dalmate, e non solo.

Oltre alle vicende private e pubbliche, possiamo conoscere anche i volti di questa tenace e intelligente dinastia di imprenditori.